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venerdì 6 aprile 2018

LA NOSTRA DIETA MEDITERRANEA


LA DIETA MEDITERRANEA A PASSO COI TEMPI?


La dieta mediterranea si adatta ai tempi
In genere si parla di dieta mediterranea, ma sarebbe meglio utilizzare il termine al plurale perché in realtà esistono diverse versioni di questo regime alimentare che ha saputo adattarsi bene a tutte le esigenze.

La prima elaborazione del concetto di “dieta mediterranea” risale a quasi un secolo fa, quando il medico nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi intuì la presenza di un legame tra quella che sarebbe poi diventata l’alimentazione mediterranea e la salute. Da quel lontano 1939 ne è stata fatta di strada e, anche grazie agli studi del medico americano Ancel Keys, la popolarità della dieta mediterranea è cresciuta enormemente tra gli esperti che si occupano di salute, tanto che nel 2010 l’Unesco ha dichiarato questo approccio al cibo “patrimonio immateriale dell’umanità”.
I principi di base sono sempre gli stessi: tanta frutta e verdura, cereali integrali, olio di oliva, noci e pesce, mentre sono più moderati i consumi di grassi animali e carne, soprattutto quella rossa. Gli stessi principi sono rappresentati graficamente anche nei modelli (“piramidi” e “piatti”) della sana alimentazione proposti a partire dal 1992 negli Stati Uniti per spiegare in modo semplice cosa portare in tavola.
Oggi però non esiste una sola dieta mediterranea. Il modello originale ha saputo infatti mantenersi sempre attuale, modificandosi nel tempo in base alle più recenti scoperte scientifiche e anche ai cambiamenti della società, generando diverse versioni per diversi contesti.

Dieta mediterranea a ogni età
Dopo lo “Studio dei sette paesi” di Ancel Keys, condotto a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso, si sono moltiplicate le ricerche sulla dieta mediterranea che hanno portato a conoscere nel dettaglio l’effetto dell’assunzione di determinati alimenti sulla salute. Se la piramide alimentare è il modello con cui descrivere la dieta mediterranea, oggi non ne esiste una sola versione e, in alcuni casi, le differenze sono legate all’età di chi deve utilizzarla.
Esiste infatti una “piramide alimentare per la popolazione anziana”, presentata per la prima volta nel 2008 dai ricercatori della Tufts University, negli Stati Uniti. I cibi sono sempre rappresentati seguendo i principi della dieta mediterranea, ma con qualche piccolo “aggiustamento” che rende il regime alimentare più adatto per chi è in là con gli anni.
Dal momento che per un anziano non è sempre semplice uscire a fare la spesa e procurarsi cibi freschi, questa versione della dieta include per esempio anche alimenti in scatola o surgelati ed enfatizza l’importanza dell’acqua e della corretta idratazione, tanto difficile da raggiungere per un anziano che non sente più come un tempo lo stimolo della sete. Infine, ma non certo meno importante, in una dieta mediterranea per l’anziano sono previsti talvolta anche supplementi di vitamina B12, vitamina D e calcio.
Alla stregua di quanto avvenuto per la popolazione anziana, sono stati elaborati anche modelli di dieta mediterranea per altre fasi della vita (età pediatrica, gravidanza e allattamento) e per situazioni particolari (presenza di diabete o altre patologie), molte delle quali sono illustrate anche nel volume Eating Planet edito da BCFN.

La dieta mediterranea segue la società
La società è sempre più multietnica e, per poter rimanere al passo con i tempi, anche la dieta mediterranea si è adattata introducendo alimenti che non potevano essere presenti nella versione originale di questo regime semplicemente perché non conosciuti ai popoli che si affacciavano sul Mediterraneo. Un esempio di questa variante multiculturale della dieta mediterranea è la piramide alimentare transculturale proposta dalla Società Italiana di Pediatria, nata per favorire la conoscenza e l’adozione della dieta mediterranea tra i più piccoli inserendo sapori e cibi nuovi per gli italiani. E così tra i cereali o pseudo-cereali, oltre ai classici grano e farro compaiono anche miglio, sorgo amaranto e quinoa. E tra i cibi da consumare solo occasionalmente ci sono, oltre a biscotti e patatine fritte, anche il dulce de leche, il platano fritto e i nachos. Non mancano infine “nuovi” tipi di frutta e verdura: litchis, mango, ma anche alghe e foglie di cassava.

martedì 2 gennaio 2018

Formula 1 Herbalife – EDIZIONE LIMITA

Ti piace il gusto menta e cioccolato? Da oggi puoi concederti un frullato ipocalorico senza sensi di colpa!
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domenica 11 giugno 2017

Le proteine

Le proteine favoriscono lo sviluppo della massa magra ed un buon funzionamento del sistema immunitario. Sono una buona fonte di proteine il pesce, le uova, le carni bianche e rosse magre, la frutta in guscio ed i semi, i fagioli ed i legumi.
David Herber raccomanda il consumo giornaliero di 1-2 grammi di proteine per ogni chilo. Avete indovinato?

domenica 28 maggio 2017

La moda fatta con gli animali

 
 

Gli animali sono da sempre presenti nelle riviste di moda, dove compaiono su pubblicità e servizi fotografici: i cani sono tantissimi, seguiti da animali più esotici come tigri, pappagalli, scimmie, leopardi e cammelli. Il sito Fashionista ha raccolto alcuni tra i casi recenti più famosi – Cara Delevingne con un gufo sul guanto per Mulberry, Julianne Moore con due cuccioli di leone per Bulgari, le pantere dei gioielli Cartier – e chiesto il motivo di un tale successo a giornalisti ed esperti. Un altro aspetto di cui si parla sempre sono le implicazioni etiche dell’utilizzo degli animali nelle campagne pubblicitarie, contestato da animalisti e attivisti come un vero sfruttamento.Secondo Joshua Katcher, autore del libro Fashion and Animals e professore di moda alla Parsons School of Design di New York, gli uomini sono e saranno sempre affascinati da «sesso, morte, cose occulte – e animali. Quando gli animali vengono messi su riviste e pubblicità di moda, si attiva un’area primordiale del cervello di ciascuno di noi». Katcher aggiunge che gli animali vengono utilizzati nel mondo della moda almeno dall’inizio dell’Ottocento.
Debra Merskin, che ha lavorato nel settore pubblicitario e insegna giornalismo e comunicazione all’università dell’Oregon, spiega che l’impiego degli animali nella pubblicità è ovunque, non solo in quella legata alla moda, perché gli animali, con i loro significati simbolici, sono profondamente radicati nel nostro immaginario. Basti pensare alle pubblicità di automobili che utilizzano i cavalli per evocare in modo immediato la potenza del motore: nel settore della moda sono impiegati per promuovere beni di lusso, borse, sciarpe e scarpe. A volte, fa notare Merskin, sono anche affiancati ad articoli in pelliccia: anche se oggi non si vedono più stole di volpe con la testa o le zampe dell’animale penzolanti, «ci comportiamo ancora come se i tessuti siano separati dagli animali da cui provengono».